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La sfida rinnovata di Rossella: «Un salto senza paracadute ma lo dovevo alla mia terra…»

Rossella Gianfagna, la bacheca social della sua campagna elettorale non mente: lei si sta divertendo… E allora le ripropongo oggi la domanda che le feci il giorno della sua presentazione alla stampa. Finora aveva sempre dovuto smentire indiscrezioni su sue candidature. Perché invece nel 2022 ha accettato la sfida del Senato maggioritario per il centrosinistra?
«La campagna elettorale è un’esperienza destinata a restare nel cuore. È faticosa, piena di impegni: si corre, si visitano posti, si conoscono persone, si torna ad abbracciare chi non si vedeva da tempo. Le strette di mano, il tifo e l’incoraggiamento ad andare avanti restituiscono emozioni uniche che mi portano a dire che candidarmi, fare un salto nel vuoto senza paracadute è stata la scelta giusta che dovevo alla mia terra. Quando ho accettato la sfida per il Senato sul collegio uninominale, l’ho fatto a scatola chiusa: non si sapeva nemmeno quali fossero gli avversari di nessuna parte politica. Oggi che non solo sono noti a me, ma che sono noti a tutti i molisani, non posso che dirmi fiera della decisione presa a metà agosto. È mio dovere profondo provare a difendere il mio Molise».
Lei ha cresciuto e formato generazioni di giovani molisani. Tanti andati via da questa terra. Cosa fare per fermare l’emorragia?
«Lo spopolamento è il più grande problema che abbiamo nel nostro Molise, un problema che richiama e si intreccia a tutte le fragilità che la regione presenta, dall’inadeguatezza infrastrutturale alla carenza di servizi e di lavoro. E la mancanza di lavoro è il primo punto che colpisce i giovani. Che cosa possono fare qui se non possono costruire futuro? Mi sono posta questa domanda proprio da dirigente scolastica. Vede, la scuola è un mondo che regge, un mondo che forma e dà opportunità: nella scuola le cose funzionano. Fino a che si sta a scuola, i nostri ragazzi hanno le stesse opportunità che hanno i loro coetanei altrove. Le cose cambiano dopo. Che cosa trovano qui in Molise? Nulla. Vederli costretti ad andare via, non a scegliere di farlo, è stata la molla decisiva che mi ha spinto a questa sfida elettorale. Mi sono detta: io li accompagno al diploma e poi? Davvero dopo c’è solo la valigia per andare via? No, non è giusto. Per loro e con loro dobbiamo ricostruire un sistema regione e un sistema Paese, perché l’emorragia giovanile è un problema nazionale. Il primo compito per contenerla passa per politiche concrete per il lavoro».
Sanità, infrastrutture, lavoro. Senza bacchetta magica in Molise è dura…
«Durissima, diciamo la verità. Non serve, però, la bacchetta magica, servono persone competenti, interessate per davvero a lavorare per una ripresa dello sviluppo del Molise. Una regione così piccola ha serie difficoltà di sopravvivenza oggi, da tempo se ne mette in discussione persino l’autonomia. Un ragionamento del genere, ma in termini globali, credo sia assolutamente percorribile, perché non indicherebbe la sconfitta del solo Molise, ma implicherebbe un nuovo disegno territoriale di portata nazionale. Al contrario, mettere in forse lo stato di regione soltanto del Molise mi sembra una grande ingiustizia. La nostra Costituzione italiana non solo ci riconosce come Regione, ma pone tra i doveri fondamentali dei cittadini e dello Stato quello della solidarietà economica politica e sociale. Proprio in base a questo dovere “inderogabile” c’è da portare avanti a Roma una battaglia seria, convinta, forte. Non siamo numeri, siamo persone. Siamo cittadini. Nessuno può avere la pretesa di governarci solo e soltanto con la calcolatrice. Ecco perché io dico che queste elezioni sono l’ultima chiamata per il Molise: se si votano persone sbagliate, stavolta è davvero finita».
Fermiamoci un po’ di più sull’assistenza sanitaria. L’impianto della riorganizzazione, all’epoca contestato, è frutto di una scelta netta dell’amministrazione di centrosinistra guidata da Paolo Frattura. Per alcuni esponenti della coalizione questo è un tabù: o non ne parlano o chiedono scusa. Lei?
«Io parlo della mia idea di sanità. E la mia idea passa per la sanità pubblica, per la medicina sul territorio, per il diritto alle cure a tutti. C’è bisogno di sviluppare la telemedicina e favorire le cure salvavita per tutti. L’attuale commissario alla sanità, ossia il governatore di centrodestra, in questo senso non solo non ha fatto niente, ma ha evidentemente peggiorato le cose. La gestione del Covid è stata priva di programmazione, le vicende del Gemelli hanno gettato nel panico tanti malati oncologici, a Termoli non esiste più niente, la rete tempo-dipendente in questi anni qui è stata smantellata. Oggi non c’è più il diritto alla vita in Molise».
Antonio Di Pietro voterebbe per lei. Cosa ha significato per lei questo endorsement?
«Uno dei momenti più importanti di questa campagna elettorale. Antonio Di Pietro non parlava da moltissimo tempo, non ha rilasciato dichiarazioni nemmeno per i 30 anni di Mani pulite. Vedere che ha rotto il silenzio per sostenere la mia candidatura è stata davvero una sorpresa unica. Antonio Di Pietro è l’esempio giusto per indicare che cosa intendiamo quando parliamo dell’importanza di parlamentari molisani capaci e pronti a rimboccarsi le maniche per questa nostra terra. Il tema non è che dobbiamo votare ed eleggere molisani per spirito di appartenenza – sfido chiunque a ricordarsi anche solo i nomi dei parlamentari 5 stelle uscenti -, il punto è la qualità delle persone che scegliamo. La loro voglia di impegnarsi e lottare per il nostro Molise. Di Pietro, come ministro e come rappresentante delle istituzioni, ha sempre messo al primo posto la sua regione. Dovremmo fare come lui».
Rossella, donna, mamma, caparbia, molisana. Perché ha parafrasato Giorgia Meloni il giorno che si è presentata da candidata?
«Una battuta, per ridere, anche se adesso c’è davvero poco da ridere. Si è presentata con “sono una donna, sono una mamma” e invece assistiamo ad annunci di politiche che mettono parecchio in discussione i diritti delle donne».
Claudio Lotito, Ottavio Balducci, astensionismo: chi è il suo avversario?
«Non farei un discorso di avversari, no. Personalmente ho una sfida da vincere per il mio Molise che merita molto di più di quello che si è visto in giro in questa campagna elettorale, perché il Molise è molto di più di come qualcuno ha provato a rappresentarlo confidando in cabaret e goliardia da pochi spiccioli».

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Written by Ppm

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