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La difesa dell’avvocato dei genitori di Saman Abbas: «Ridicolo parlare di confessione: il padre parlava in chiave figurativa»

Secondo l’avvocato dei genitori di Saman Abbas, la 18enne pachistana scomparsa da Reggio Emilia il 30 aprile 2021, le intercettazioni nel quale il padre dice di aver ucciso la figlia non sarebbero affatto una confessione. «Da quegli stralci non si può ricavare nulla», dice Simone Servillo a Fanpage, «addirittura leggo che c’è qualcuno che parla di confessione, ma lì non abbiamo nemmeno contezza effettivamente di chi sia l’interlocutore e gli stralci che sono stati estrapolati possono essere letti anche in chiave figurativa». Le intercettazioni agli atti del processo risalgono al giugno 2021, quando l’uomo era già fuggito in Pakistan. «Per me la dignità degli altri non è più importante della mia. Io ho lasciato mio figlio in Italia. Ho ucciso mia figlia e sono venuto, non me ne frega nulla di nessuno», si ascolta nella telefonata. E ancora: «Io sono già morto, l’ho uccisa io, l’ho uccisa per la mia dignità e per il mio onore. Noi l’abbiamo uccisa». Secondo il legale d’ufficio del padre di Saman Abbas, queste non sarebbero parole significative per la risoluzione del caso della morte della ragazza. «Stiamo parlando oltretutto di intercettazioni di soggetti che parlavano in pakistano, magari in un dialetto: quindi parlare di confessione è completamente ridicolo», spiega.

«Chi ha fatto uscire quella informativa si è assunto una responsabilità forte: noi avremo un giudice a composizione mista e chiaramente il fatto che si cominci sin da ora a parlare in certi termini non può che avere un effetto negativo sulla serenità e l’imparzialità del giudice». L’attacco di Servillo poi è contro la diffusione delle intercettazioni: «I giornalisti fanno il loro mestiere e se hanno una notizia è giusto che la pubblichino, ma qualcun altro forse ha fatto male il suo mestiere: quell’informativa ha la sua sede naturale altrove, sicuramente non sulle pagine di un giornale». Secondo la Procura, la 18enne di Novellara, in provincia di Reggio Emilia, sarebbe stata uccisa dopo aver rifiutato un matrimonio combinato dalla famiglia. Poche ore fa era stato un cugino della ragazza ha rivelare la presunta scintilla che secondo gli inquirenti avrebbe fatto scattare la rabbia dei familiari: un bacio tra Saman e il suo fidanzato, postato da lei sui social tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021. «La madre Nazia, il padre Shabbar e il fratello di Saman si lamentavano in continuazione di tale situazione», ha spiegato il cugino interrogato dai carabinieri di Reggio Emilia.

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Written by Redazione

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