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Inzaghi (quasi) scaricato dall’Inter: ha solo un modo per salvarsi

Lo stato di crisi in casa Inter è certificato dopo la scoppola sul campo dell’Udinese. Simone Inzaghi a rapporto dalla dirigenza: la sua posizione non è più salda come un tempo

La resa dei conti tra l’Inter e Simone Inzaghi, anche se al momento il tecnico piacentino non trema nonostante i risultati non soddisfino la proprietà.

Simone Inzaghi ©LaPresse

La squadra nerazzurra – a ranghi esternamente ridotti per gli impegni delle Nazionali – è tornata ad allenarsi ieri ad Appiano Gentile e oggi, con i vertici dirigenziali al gran completo, ci sarà un faccia a faccia con il mister ex Lazio per capire quali siano le problematiche di questa prima parte di stagione e come risolverle per marciare a pieno ritmo. Inzaghi non è in discussione e gode della fiducia della dirigenza e di Zhang, ma è inevitabile che il rendimento sul terreno di gioco è finora stato sotto le attese rispetto agli obiettivi che il sodalizio meneghino si era prefissato in estate.

Per Marotta e Ausilio la situazione è recuperabile e ci sono i margini per un’immediata scalata, serve però subito una svolta al ritorno in campo dopo la sosta. Anche Suning non ha perso la fiducia nel progetto Inzaghi, che nei mesi scorsi ha rinnovato il suo contratto fino al giugno 2024 con l’Inter. Nel confronto odierno alla Pinetina i dirigenti nerazzurri (saranno presenti anche Baccin e Zanetti) analizzeranno in tutte le sue sfumature cosa non va all’interno del gruppo e sul piano delle prestazioni, con l’undici di Inzaghi che finora ha faticato a dare continuità di risultati sia per dei cedimenti fisici che mentali.

Marotta vuole ricompattare l’ambiente caricando allenatore e gruppo per uscire dal momento negativo, però allo stesso tempo mettere tutti di fronte alle proprie responsabilità, ovviamente Inzaghi in primis. A parole e non solo l’Ad ha finora sempre difeso il mister piacentino e allontanato con forza un eventuale esonero, ma la pazienza ha un limite e nel secondo ciclo di partite prima del Mondiale la società si aspetta un deciso cambio di marcia e una squadra sul pezzo per recuperare il terreno perduto in campionato e provare a giocarsela (anche se complicato) per un posto agli ottavi di Champions League).

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Nell’ultima campagna acquisti la dirigenza ha seguito alcune linee guida suggerite da Inzaghi, ultimo l’arrivo di Acerbi per completare il puzzle difensivo dopo l’addio di Ranocchia. Il tecnico ex Lazio ha voluto confermare la sua fiducia a Correa nonostante una stagione deludente, chiudendo di fatto allo sbarco a parametro zero a Milano di Dybala, pupillo di Marotta. L’argentino – poi finito alla Roma – non sarebbe mai potuto arrivare senza un’altra cessione in attacco, oltre ovviamente alla partenza di Sanchez. Senza dimenticare il pressing lo scorso gennaio per l’acquisto di Gosens (la dirigenza premeva anche per Kostic, obiettivo di vecchia data) e preparare il terreno all’addio di Perisic. Inoltre, Marotta e Ausilio punteranno il dito anche la gestione del giovani e nuovi acquisti Asllani e Bellanova, finora utilizzati con il contagocce.

Inzaghi, 46 anni ©LaPresse

La dirigenza, in questo modo, gli rimprovera alcune scelte di mercato che non stanno fruttando e potrebbe scaricarlo approfittando della lunga sosta per il Mondiale se lo scenario attuale non dovesse cambiare. Con il rientro di Lukaku le cose certamente miglioreranno, però adesso Inzaghi non può più sbagliare. Se non è un vero e proprio ultimatum, poco ci manca. La fiducia non è illimitata e, malgrado l’allenatore adesso non sia totalmente in discussione, la sua posizione al timone dell’Inter non è più così salda come un tempo, anzi. Serve una scossa per rivedere al più presto in campo la vera Inter.

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Written by Giorgio Musso

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