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Centrodestra, Sammartino lancia il “modello buongoverno” senza Musumeci

CATANIA – “Il modello del buongoverno e l’unità del centrodestra”. È la somma dei due fattori che, nella strategia del deputato Ars in quota Lega Luca Sammartino, porterà alla conquista della presidenza della Regione. Un po’ come è successo domenica scorsa a Palermo e, soprattutto, a Messina. Dove Federico Basile, nel feudo di Cateno De Luca, ha vinto già al primo turno senza il sostegno di FdI, che ha optato invece per Maurizio Croce. 

Musumeci presidente?

Il dossier sulla ricandidatura di Nello Musumeci verrà riaperto a breve. Intanto Prima L’Italia, il cartello salviniano pensato per non urtare la sensibilità di quell’elettorato meridionale che non si è ancora rappacificato con l’effige di Alberto da Giussano, ha fatto il suo ingresso a Palazzo degli Elefanti. Nei prossimi giorni arriveranno anche i gruppi di Palermo e Messina, legittimati però dal recente voto popolare.  

I maggiorenti della Lega catanese hanno dato appuntamento alla stampa, ieri, tra gli stucchi del Palazzo comunale, per inaugurare una fase nuova. Con Luca Sammartino e la senatrice Valeria Sudano a dettare la linea. Da qui alle prossime settimane il centrodestra siciliano dovrà mettere fine alle schermaglie sulla guida della coalizione e scendere definitivamente in campagna elettorale. “Confido nei nostri segretari nazionali: troveremo presto una soluzione”, ribadisce Sammartino.

Non lo cita nemmeno, ma è chiaro che tra i desiderata dei leghisti siciliani non ci sia il bis del presidente uscente. Dopo l’ultima tornata amministrava, non di certo. “Non so su quale competizione elettorale Nello Musumeci si sia pesato – ha ribadito Sammartino – Credo che i risultati di domenica scorsa consegnino sia a Fratelli d’Italia che a tutti gli altri alleati l’immagine plastica di come i siciliani vogliano ritrovare l’unità”. 

“Povero gabbiano”

Parole che ribadiscono ancora una volta la distanza tra il deputato regionale e i meloniani di Sicilia. Dinnanzi al problema rifiuti, Luca Sammartino punta il dito sulla “cattiva gestione amministrativa a livello regionale”. E lo fa mentre riferisce che, nei quartieri catanesi, ha recentemente visto i gabbiani brucare il pattume. Uno spunto per rievocare le note del classico neomelodico Povero gabbiano. Un’uscita – forse involontaria – che rischia però di suscitare irritazione. Forse perché richiamerebbe la corrente politica di Salvo Pogliese e i recenti impedimenti dettati dalla Severino.

Contestualmente è la stessa Valeria Sudano, più volte tirata in ballo come possibile prossima candidata sindaca del centrodestra, a smentire ogni ipotesi: “Prematuro parlarne ora”. Di certo c’è che Prima l’Italia ha detto di non voler rientrare nel perimetro della maggioranza che attualmente governa Catania. Non ora, almeno. Con il sindaco titolare tentato dall’opzione delle dimissioni.

Dialogo

Riprende la parola Luca Sammartino: “La tornata amministrativa ha dato uno spaccato nuovo della mappa del centrodestra etneo – ribadisce –  A Paternò, la vittoria di quel centrodestra che non ha avuto l’arroganza di voler imporre il proprio candidato, ha testimoniato la necessità del dialogo. Lo stesso dialogo servito a Palermo per trovare l’unità su Roberto Lagalla. Il mancato dialogo, invece, ha portato all’irrisorio risultato di Maurizio Croce a Messina”. Distanza siderale confermata, insomma. 

Intanto però, in conferenza stampa, nessuno ha la spilla di Alberto da Giussano sul bavero della giacca. Neanche i salviniani siciliani della prima ora. “Io ho aderito a Prima L’Italia, non alla Lega!” dice a microfoni rigorosamente off un esponente che, prima dell’approdo nel Carroccio, ha militato nel Pd di Renzi e in Italia Viva assieme al fianco di Sammartino e Sudano. Ma quella – ribadiscono dall’inner circle – è una storia ormai morta e sepolta. 

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