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Biomasse e futuro: ecco cosa si può usare (davvero) come combustibile

Le biomasse potrebbero davvero rappresentare il combustibile del futuro? La strada sembra giusta ma le difficoltà non mancano.

 

Stop ai combustibili fossili (anche) tramite la biomassa. Un diktat diventato via via più popolare negli ultimi anni. E non solo per quel che riguarda le famigerate stufe a pellet.

Foto © AdobeStock

Un mercato decisamente in espansione, anche se soggetto anch’esso all’onda lunga dei rincari. Certo, il caro pellet non può essere paragonato nemmeno lontanamente a quello relativo al gas, anche se la “fortuna” di tale combustibile è figlia anche di una stagione decisamente complicata per le forme di riscaldamento “ordinarie”. Il che rende evidente come, in condizioni normali, l’uso del gas risulterebbe comunque più conveniente rispetto ai combustibili rientranti nella biomassa. Un termine che include materiali piuttosto diversi tra loro ma comunque di origine organica, senza processi di fossilizzazione a carico. Non significa che siano totalmente al di sopra di un impatto ambientale ma, di sicuro, più sostenibili se si ragiona su un piano ecologico.

Produzioni forestali, residui della zootecnica fino ai semplici rifiuti solidi. Il novero delle biomasse è piuttosto esteso ma, perlopiù, per i riscaldamenti domestici si è scelta la via dei materiali legnosi naturali. Si tratti di un camino o di una stufa, difficilmente si lascerà bruciare all’interno qualcosa che non sia legno o, al massimo, del pellet. Il quale, peraltro, necessita di un dispositivo apposito per poter rendere al meglio. Anzi, per poter rendere e basta. Impianti che hanno un costo da sostenere variabile a seconda dell’ambiente e della tipologia scelta, ammortizzabile con il risparmio in bolletta. Almeno a grandi linee.

Biomasse: ecco cosa si può bruciare in caminetti e stufe

Difficile pensare che il pellet o comunque le caldaie alimentate a biomasse possano sostituire completamente gli impianti tradizionali. È vero, infatti, che un materiale come i tradizionali “cilindretti” vengono realizzati per la maggior parte partendo da scarti di lavorazione ma è pur vero che sempre di legno si tratta. Ossia di una fonte non inesauribile e che difficilmente potrebbe sostituire l’apporto di metano. L’alimentazione dei camini o delle stufe non a gas è chiaramente proporzionato al periodo invernale e alle temperature medie delle località in cui sono impiantati. E, se nel primo caso si procede perlopiù con i tronchetti di legna di misure non superiori a 30-50 centimetri (con due anni di stagionatura circa), nel secondo ci si trova di fronte a un sostituto del legno standard a tutti gli effetti.

Si tratti di pellet o cippato, quindi legno in scaglie con dimensioni ridotte a pochi millimetri, biomasse di questo tipo vengono utilizzate come combustibile scarsamente impattante. Nel caso del cippato, la produzione parte sia dall’industria di prima lavorazione del legno che dagli scarti dei tagli di bosco o dalle potature. Un procedimento di realizzazione meno “industriale” rispetto a quello del pellet, che prevede la segatura del legno e la lavorazione ad alta pressione, agendo direttamente sulla lignina. Di sicuro, sul piano dell’economia circolare ha inciso in modo positivo, visto che gli scarti di lavorazione, dallo smaltimento definitivo, hanno assunto un nuovo ruolo. Non una garanzia di qualità assoluta forse ma, comunque, un primo passo in direzione della sostenibilità. A patto che i prezzi restino entro i livelli di guardia e il combustibile totalmente naturale.

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Written by Damiano Mattana

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