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Bene Pd e Fi, male Lega e sinistra: chi vince e chi perde nelle urne

PALERMO – Non si vive di soli sindaci. Mentre Roberto Lagalla muove i primi passi da primo cittadino di Palermo in pectore, partiti e coalizioni fanno i conti con i risultati delle urne con un occhio alle Regionali del prossimo autunno. Non è un mistero, infatti, che questa tornata elettorale fosse ben più di un voto locale sia per le refluenze nazionali che per quelle isolane. A destra lo scontro fra sostenitori e oppositori del Musumeci bis, a sinistra il derby fra chi crede ancora nell’asse giallorosso e chi invece vorrebbe che il Pd tornasse a guardare al centro; partite interne anche ai partiti, con i ras del consenso scesi in campo per misurarsi e capire chi realmente comanda. Alla fine ecco il nuovo consiglio comunale, dove le donne saranno 12 su 40 (come nel 2017) e i confermati 19 a fronte di 21 new entry.

Exploit Forza Italia, flop della Lega

Partiamo dalla coalizione vincente, ossia quella di Roberto Lagalla (superato dai partiti di 7 punti percentuali): delle 9 liste in campo, solo cinque superano lo sbarramento e possono quindi dividersi i 24 seggi della futura maggioranza. La parte del leone la fa, un po’ a sorpresa, Forza Italia che supera l’11%: alla vigilia tutti gli occhi erano puntati su Fratelli d’Italia, ma i meloniani devono “accontentarsi” del secondo posto al 10%.

Il gradino più alto del podio è degli azzurri (staccati dal Pd di qualche centinaio di voti), me è tra i berlusconiani che si registra una vera rivoluzione: dei sette eletti, infatti, ben quattro sono vicini a Edy Tamajo, recente acquisto fortemente voluto da Gianfranco Micciché, e tre sono addirittura i più votati della lista. L’esponente di Sicilia Futura, che ha presentato il suo simbolo alle circoscrizioni conquistando la presidenza della Settima, può annoverare fra i suoi fedelissimi Ottavio Zacco (più votato in città con oltre 3 mila preferenze), Caterina Meli (altre 3 mila preferenze) e Giovanni Inzerillo (oltre 2.500), ma anche l’ex assessore Leopoldo Piampiano che entra in consiglio consentendo a Tamajo di avere la maggioranza nel gruppo degli azzurri. Quarto per voti è lo storico Giulio Tantillo, che conquista la sua quinta elezione consecutiva, seguito da Natale Puma (vicino a Franco e Andrea Mineo), mentre all’ultimo posto al momento si piazza Pasquale Terrani (fratello di Sandro) che supera di poco la fedelissima di Micciché Rosi Pennino. Non eletta Stefania Munafò. Un risultato che può fare gonfiare il petto al coordinatore regionale di Forza Italia che vince il derby interno a mani basse.

Bene Fdi

Sei seggi vanno a Fratelli d’Italia, dove il coordinatore cittadino Francesco Scarpinato passa i 2.500 voti superando l’eurodeputato Giuseppe Milazzo. Eletti anche l’ex sindaco di Ventimiglia (e musumeciano) Antonio Rini, Germana Canzoneri (vicina ad Aricò), Tiziana D’Alessandro e Fabrizio Ferrara, questi ultimi due vicini a Milazzo. Restano fuori Teresa Leto, gli uscenti Valentina Caputo e Claudio Volante. Fuori anche il volto storico Mimmo Russo, che dopo 20 anni lascia l’Aula, l’ex consigliere Giovanni Geloso ma anche Toti Longo, vicino a Carolina Varchi.

Chi sorprende è la lista “Lavoriamo per Palermo”, formata dai renziani, dai fedelissimi di Lagalla ma appoggiata anche dall’assessore regionale Toto Cordaro: Faraone, pur non avendo presentato il simbolo e senza fare praticamente campagna elettorale, conquista quattro seggi. Il più votato è Dario Chinnici (1.900 preferenze), poi Giovanna Rappa e Giuseppe Mancuso (sostenuti anche dalle comunità evangeliche), il rientrante Salvo Alotta e, sul filo di lana, Ninni Abbate, considerato vicino a Lagalla. Primi dei non eletti Luisa La Colla e l’uscente Carlo Di Pisa, così come restano fuori dal consiglio Francesco Bertolino, Paolo Caracausi, Giusy Scafidi, l’ex forzista Marcello Caruso, Ninni Abbate, il sindacalista Dario Matranga e il comico Totò Borgese.

La Lega di un soffio

Nella Lega possono tirare un sospiro di sollievo, visto che la soglia di sbarramento è stata superata per appena lo 0,2%. Il derby al femminile fra Sabrina Figuccia e Marianna Caronia è vinto dalla prima, a cui si dovrebbe aggiungere (salvo sorprese) Alessandro Anello. Sconfitti l’ex capogruppo Igor Gelarda, Salvatore Savoca e Antonio Triolo; unica consolazione la vittoria in Quarta circoscrizione.

Dc in Consiglio

Supera lo sbarramento anche la nuova Dc di Totò Cuffaro che elegge l’ex consigliere di circoscrizione Salvo Imperiale, l’ex musumeciano Domenico Bonanno e Viviana Raja; non entra Gerlando Inzerillo. Rimangono fuori la lista di Totò Lentini, che già nel 2017 sfiorò l’impresa solitaria, la lista di Saverio Romano, Moderati per Lagalla ma anche l’Udc. I centristi, nonostante gli annunci della vigilia, si fermano sotto il 4% ma si consolano con la presidenza della Quinta circoscrizione andata ad Andrea Aiello.

Pd primo partito, scompare la sinistra

Nella coalizione a sostegno di Franco Miceli, a cui andrà di diritto un posto in Consiglio come “miglior perdente”, fa un buon risultato il Pd. I dem con l’11%, sono la prima lista a Palermo. Anche qui non mancano le sorprese: il più votato è il deputato nazionale Carmelo Miceli, seguito da Teresa Piccione (area Lupo), dal capogruppo uscente Rosario Arcoleo (vicino ad Antonello Cracolici), dal capogruppo all’Ars Giuseppe Lupo e dal vicesindaco Fabio Giambrone. Qualora Miceli e Lupo dovessero dimettersi, subentrerebbero Fabio Teresi (area Orfini) e l’uscente Milena Gentile. Fuori l’assessore uscente Toni Sala, il medico Giovanni Raineri, il presidente uscente dell’Ottava Marco Frasca Polara e Marco Pomar.

Sinistra out

Incredibilmente, dopo 10 anni in giunta fallisce il progetto della sinistra: la formazione che nel 2017 aveva centrato il 7%, conquistando quattro consiglieri, resta fuori da Sala delle Lapidi fermandosi al 4% nonostante l’allargamento ad altri soggetti a sinistra del Pd. Il capolista Gioacchino Scaduto arriva a 300 voti, Barbara Evola a i 500 come Ninni Terminelli, Mirella Maggio a 400, poco sotto Caterina Orlando. Buone le affermazioni dell’assessore alla Mobilità Giusto Catania e di Marcello Susinno, ma che non sono sufficienti; persa anche la Prima circoscrizione.

Bene la lista Miceli, male il M5s

Arriva a un buon 6% la lista di Miceli che elegge gli uscenti Valentina Chinnici (1900 voti) e Massimo Giaconia, oltre al volto della sinistra Mariangela Di Gangi; fuori Giorgio Ciaccio e l’ex consigliere e assessore Alberto Mangano. Sempre al 6% il M5s che va molto al di sotto delle aspettative, pur conquistando un risultato che è superiore a quello di molte altre città italiane: il giro di Giuseppe Conte nei quartieri e la polemica sul reddito di cittadinanza non sono bastati per sfondare, anche se potranno sedere a Sala delle Lapidi gli uscenti Antonino Randazzo e Concetta Amella, oltre a Giuseppe Miceli. Non confermata Viviana Lo Monaco, capogruppo uscente.

La debacle degli orlandiani

C’è da dire che l’eredità di Orlando non ha portato particolarmente fortuna agli uomini più vicini al Professore. Dei tre assessori uscenti candidati, solo Giambrone riesce a essere eletto: un quinto posto che però può soddisfare solo a metà. Il derby interno ai dem, infatti, è vinto da Lupo, Miceli e Cracolici; l’ex vicesindaco, sostenuto da quasi tutta la giunta e dal mondo orlandiano al gran completo, si ferma a 1.500 voti. Peggio va a Sala e Catania, rimasti fuori.

L’exploit Ferrandelli

Completa il quadro la lista principale di Fabrizio Ferrandelli: il terzo incomodo, col 14%, spariglia le carte e attira le attenzioni sia di destra (Micciché) che di sinistra (Fava e Pd), trovandosi a poter fare l’ago della bilancia nei prossimi appuntamenti elettorali. Ferrandelli supera i 3 mila voti per il consiglio comunale, ma riesce a far eleggere anche gli ex M5s Ugo Forello e Giulia Argiroffi, oltre all’altro uscente Leonardo Canto. Un risultato inatteso, ma che crea di fatto un terzo polo che adesso dovrà convivere all’opposizione col Pd e con la sinistra di Miceli. Sotto la soglia le liste di Rita Barbera, Ciro Lomonte e Francesca Donato.

La partita delle circoscrizioni

Il centrosinistra riesce a conquistare una sola circoscrizione su otto, l’Ottava. Vince l’avvocato Marcello Longo, mentre Massimo Castiglia (sinistra) perde per un centinaio di voti la Prima e cede il passo a Giovanni Bronte (area Romano). In Seconda exploit del forzista Giuseppe Federico che sfiora il 70% dei consensi, così come il meloniano Gioacchino Vitale in Terza (in quota Scarpinato); Giuseppe Di Vincenti (Lega) vince in Quarta, Andrea Aiello (Udc) si impone in Quinta. In Sesta vince Giuseppe Valenti (area Milazzo), in Settima confermato Giuseppe Fiore (area Tamajo). Il consigliere di circoscrizione più votato è Fabio Costantino, Fratelli d’Italia (vicino a Milazzo), che in Settima arriva a quasi 1.300 preferenze.

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Written by Roberto Immesi

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